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Ci sentiamo!

27.04.2026

La frase che promette un futuro e spesso sta solo addobbando una sparizione

Ci sono frasi che sembrano aprire una porta e invece stanno già abbassando la serranda. Una di queste è: ci sentiamo.

Il verbo sentire, secondo il dizionario, appartiene al mondo della percezione, dell'ascolto, del rapporto. È un verbo umano, pieno, caldo. Eppure, appena diventa "ci sentiamo", spesso perde concretezza e si trasforma in una nuvola educata.

Perché sulla carta "ci sentiamo" è bellissimo. Significa restiamo in contatto, continuiamo questo filo, non perdiamoci.

Nella pratica molto spesso significa: "Adesso ci separiamo senza il coraggio di dire che probabilmente non succederà più niente."

Il suo habitat naturale è l'incontro casuale. Vi incrociate, vi aggiornate in due minuti, vi dite che dovreste vedervi, e poi: "Ci sentiamo."

Ecco. Appena pronunciata, la frase si siede già nella zona grigia dell'irrealtà. Non dice quando, non dice come, non dice chi farà il primo passo. È una promessa così vaga che potrebbe vivere benissimo anche in un acquario.

La sua forza sta proprio nella forma impersonale e condivisa. Non "ti chiamo", che sarebbe un impegno. Non "scrivimi", che sarebbe una richiesta. "Ci sentiamo". Una responsabilità distribuita in modo così democratico da dissolversi.

Nelle amicizie deperite è persino tenera. La dici con affetto, magari sinceramente, ma con l'efficacia pratica di uno che annaffia una pianta una volta ogni quattro mesi e poi si sorprende se il rapporto ha sviluppato crepe.

In amore, poi, è una meraviglia diplomatica. Dopo un appuntamento incerto, "ci sentiamo" può voler dire tutto: mi sei piaciuto, non mi sei piaciuto, vediamo, dipende, lasciamo che il destino faccia il lavoro sporco.

Nel lavoro vale spesso la stessa cosa. "Ci sentiamo" è la sala d'attesa della gentilezza, non sempre seguita dal medico.

Non sempre è una bugia. A volte ci si sente davvero. Ma proprio per questo il suo abuso decorativo è così interessante: una frase nata per tenere un filo viene usata spesso come nastro di chiusura.

Non sempre promette un seguito. Spesso addobba una sparizione. 

Ma anche no, grazie.

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