Tranquillo!
La rassicurazione che arriva spesso un attimo prima del problema
Ci sono parole che dovrebbero calmarti e invece, appena le senti, cominci a controllare le uscite di emergenza. Una di queste è tranquillo/a.
Secondo il dizionario, indica la calma, la quiete, l'assenza di agitazione o di pericolo. Tutto molto bello. Una parola fatta di cuscini, di pace, di temperature moderate. Eppure, nella pratica, tranquillo compare spesso quando qualcuno vuole chiudere la tua ansia senza avere davvero i mezzi per risolverla.

Tranquillo/a.
Perché me lo stai dicendo? Cosa sai? Il problema di tranquillo/a è che raramente arriva da chi ha davvero il controllo della situazione. Arriva più spesso da chi vuole offrirti conforto a credito.
Prendi il meccanico. "Sento uno strano rumore…" Tranquillo/a.
No, amico. Se il motore fosse tranquillo non starebbe facendo il beatbox al semaforo.
Oppure il tecnico informatico. "Il computer si blocca, non salva e lampeggia." Tranquillo/a.
Come no. La macchina su cui ho tutta la mia vita digitale sta vivendo una crisi mistica, ma io dovrei stare sereno perché l'hai detto con il tono con cui si passa il pane.
In famiglia il tranquillo è ancora più insidioso. "Esco un attimo." "Con chi?" Tranquillo/a.

Mai. Nella storia dell'umanità quel tranquillo/a non ha mai preceduto una serata che meritasse davvero la quiete promessa.
A volte, poi, tranquillo/a non serve neanche a calmarti. Serve a zittirti. A dirti: non farmi altre domande, non chiedermi dettagli, non costringermi ad argomentare.
Esiste naturalmente anche il tranquillo/a bello. Quello vero. Quello detto da chi sa, spiega, rassicura sul serio e poi dimostra coi fatti di avere ragione. Ma proprio perché esiste, bisognerebbe riservare la parola a chi la merita.
Perché troppi tranquillo/a, nella vita vera, sono solo problemi che si stanno ancora infilando la giacca.
La calma non si ordina per decreto. Si conquista con i fatti.
Ma anche no, grazie.